LA GUERRA FA PIU' GENTE CATTIVA
Parola di Pace, con Erasmo da Rotterdam
"La guerra fa più gente cattiva di
quanta ne tolga di mezzo", recita una massima di un autore antico. Parole cariche di saggezza e di
santa razionalità. E per quanto sta accadendo intorno a noi - questa volta in
un mondo non troppo lontano dalle nostre case - la massima sembra risuonare
ancora più fortemente.
La guerra è sinonimo di distruzione, di annientamento dell'avversario. E dunque annulla ogni possibilità di "costruire" dialogo e ponti di possibile "pacificazione". La guerra è violenza sull'altro e la violenza genera violenza e perciò "fa più gente cattiva".
La Pace al contrario è sinonimo di grande benessere, di ricchezza, di fioritura culturale, politica, economica. La Pace costruisce e genera nuova vita. Essa crea opportunità di bene per tutti e investe ogni relazione, da quella con se stessi a quelle interpersonali, comunitarie e mondiali.
Di grande attualità è il trattato di Erasmo da Rotterdam "Sulla pace". Risuona il lamento: "...proprio il mio annientamento li costringe ad allontanare da sé l'origine della felicità degli uomini (...) non posso che provare dolore per la sorte di questi (...)". E' la pace che parla e che piange sull'uomo dalla "pazzia estrema". Il suo sconforto è insopportabile perché non sono gli animali a disprezzarla, così come lei stessa dice, bensì quell'animale dotato di ragione e capace di mente divina...generato per la benevolenza e la concordia. Scegliere la guerra vuol dire perdersi in un "immenso mare in cui si accumulano tutti i mali" perché - è sempre la Pace a parlare - "la guerra è così non santa che è una peste che agisce subito su ogni forma di pietà e religione, se non v'è cosa più infelice per i mortali e non v'è cosa più detestabile agli dèi di questa sola, mi domando per il Dio immortale: chi crederà che costoro sono uomini, chi crederà che possiedono un briciolo di mente sana....". E la povera pace cerca un luogo dove dimorare e non riesce a trovare casa. Neanche nella religione, perché si fanno la guerra. Una cosa è certa, a dirlo è sempre la pace: "non vi è la pace là dove non vi sia Dio e Dio non può essere là dove la pace non sia presente".
E non trova dimora neanche tra coloro che ci governano. Amaramente afferma: "Mi rendo conto che tra i principi non solo non dimora la pace, ma anzi sono proprio loro che spargono i semi di tutti quanti i conflitti (....) i principi hanno più potenza che sapienza, e sono mossi più dalla cupidigia che dal retto giudizio della coscienza".
Molti gli spunti su cui riflettere. Si pensi alla
giustizia, conditio sine qua non
perché ci sia la pace. E per concludere un invito, con le stesse parole che
Erasmo mette in bocca alla Pace: "Chi ama sul serio la pace non si lascia
sfuggire nessuna occasione di pace; nel caso si presentino ostacoli, questi li
rimuove o li ignora; è pronto a sopportare qualunque cosa per preservare
l'integrità di un bene tanto eccelso".
Maria De Carlo (tutti i diritti riservati)
(Ripropongo una riflessione già pubblicata su La Pretoria, febbraio 2015 e su Cronache lucane 27 febbraio 2023, ma sempre attuale.)


